mercoledì 6 novembre 2013

Lazio: Regione trasparente? No grazie. Firmato Partito Democratico.



Fin dal primo giorno del nostro insediamento, oltre 6 mesi fa, abbiamo chiesto che fosse rispettata una delle promesse fatte dal candidato Presidente Nicola Zingaretti in campagna elettorale: rendere la Regione Lazio una casa trasparente, aperta a tutti. Abbiamo semplicemente chiesto che i cittadini laziali, comodamente seduti in casa propria, potessero vedere ciò che accade nelle stanze della regione grazie ad una WEBCAM attivata durante le riunioni nelle quali i consiglieri discutono e prendono importanti decisioni per il futuro stesso dei cittadini: dalla sanità, ai rifiuti, alla scuola, ai trasporti. Abbiamo inviato montagne di lettere e sollecitato prima il Presidente del Consiglio Regionale, Daniele Leodori, poi il Segretario Generale Vicario Vincenzo Ialongo e poi ad uno ad uno tutti i Presidenti delle Commissioni Consiliari, tutte targate Partito Democratico. Nessuna risposta, per mesi, nonostante i molti solleciti. Giusto qualche giorno fa è arrivata finalmente una lettera di Leodori, lacunosa e di poche striminzite parole, nella quale si afferma candidamente che il regolamento non prevede che si vada oltre la trasmissione tramite circuito chiuso (!) delle sedute in aula del consiglio regionale. Leodori richiama le testuali parole scolpite nella pietra dal Segretario Vespasiano e dal Capo di gabinetto Calicchia: "Il sistema audiovisivo a circuito chiuso costituisce, ad oggi, la massima forma di trasparenza riconosciuta dal regolamento dei lavori". 6 mesi d’attesa per partorire un topolino. Purtroppo il regolamento non lo prevede, anzi, per loro è già fin troppo trasparente trasmettere le sedute del consiglio regionale. Che tristezza! Ci hanno confermato per iscritto che i cittadini non vedranno e sentiranno mai cosa succede dove si prendono davvero le decisioni: nelle riunioni a porte chiuse dell'ufficio di presidenza (dalle quali il M5S è stato escluso, pur rappresentando il 20% degli elettori laziali), nelle riunioni a porte chiuse della conferenza dei capigruppo (dove si decide in un clima di mercato, cosa discutere in aula e cosa no), nelle riunioni delle commissioni consiliari (dove si lavora alle leggi che poi sono votate in aula, combattendo su ogni emendamento per farli passare). Ci chiediamo perché la maggioranza Pd rabbrividisca, quando noi chiediamo di accendere una semplice telecamera che trasmetta in diretta su internet e la risposta è unica e limpida: PAURA. Paura che i cittadini sappiano cosa si decide e come. Paura che si conosca la verità: che le sedute del consiglio regionale (le uniche trasmesse in diretta web) sono nient’altro che una rappresentazione scenografica a tinte farsesche di decisioni già prese in altre stanze. Paura che una piccola webcam da 20? Sveli la realtà di una politica non di grandi ideali e alti valori da difendere, ma costituita da interessi localistici e prese di posizione pretestuose. Paura che si scopri che il vero populismo, la demagogia, la vera presa in giro non è quella del M5S, ma quella del PD. Chiediamo da mesi le webcam, e l'unica volta che n’è apparsa una, per magia, è stata, quando Zingaretti è venuto in commissione sanità a fare un comizio politico degno dell'ultimo giorno di campagna elettorale. Webcam che è stata accesa, in questa unica ed imperdibile occasione propagandistica, e poi è stata subito spenta!  Non si è più vista e temiamo sia finita in chissà quale magazzino della Regione Lazio, inutilizzata, zittita, spenta per sempre.  Oltre il danno, quindi la beffa. La webcam c'è e funziona anche molto bene, ma solo quando fa comodo. Il MoVimento 5 Stelle sta facendo questa battaglia per i diritti di tutti i cittadini, compresi gli elettori del Partito Democratico, traditi e disinformati dal loro stesso partito. Noi vorremmo che tutti i cittadini avessero la possibilità di ascoltare cosa dicono e di vedere come si comportano le persone che hanno eletto a rappresentarli, le persone che prendono tutti i mesi 8000 euro per decidere del loro futuro. Vorremmo che fossero scoperto tutti i compromessi, i patti, gli scambi, le modalità che sono dietro a decisioni che poi si prova a vendere come condivise. Abbiamo ormai capito fin troppo bene che una webcam spenta è il miglior modo del Partito Democratico per non far sapere nulla non solo ai propri elettori, ma a tutti i cittadini del Lazio. Il MoVimento 5 Stelle ritiene che la battaglia per una regione trasparente sia di primaria importanza, e che i cittadini abbiano il diritto di sapere. Che fare? Non ci resta che scrivere una lettera aperta direttamente a Nicola Zingaretti, confidando e sperando in un risveglio della sua memoria ormai labile rispetto alle promesse elettorali, sperando in un moto d’orgoglio di una coscienza ormai addormentata dai primi mesi di scarsi risultati politici. Non ci resta che tentare l'ultima strada della mozione inserita direttamente nel dibattito dell'aula in consiglio regionale, mozione che come altre considerate "impertinenti" (vedi l'alto dirigente Sterpa), sono rigettate dopo qualche mese con l'assurda scusante dell'"inammissibilità". Non ci resta che proporre una modifica del regolamento regionale, modifica che viste le premesse sarà rigettata anch'essa perché non "appropriata" o "non attinente". Tentiamo tutte le strade possibili altrimenti ai cittadini non resterà nient'altro che "immaginare" una Regione Lazio trasparente.
Davide Barillari