sabato 2 marzo 2013

Anzio: Orto Botanico Fantasma.






E’ questa dunque un’altra storia all’italiana, di quelle che a decine in questi anni hanno raccontato i vari Gabibbo e Iene; di quelle, per intenderci, in cui inserire la famosa battuta di Totò “…e io pago!”. Quello che appare lampante, infatti, in questa vicenda è l’enorme spreco di denaro pubblico e, visto che siamo stati e saremo ancora in campagna elettorale, sia da prendere in esempio per eventuali risposte alle frequenti domande fatte a tutti i candidati: “Dove trovare i soldi per attuare le proposte dei programmi”? I soldi, ogni tanto, ce ne sono, basterebbe non sprecarli, ma evidentemente a troppi candidati non conviene parlare delle precedenti amministrazioni, perché equivarrebbe a buttarsi la zappa sui piedi. Dietro questa vicenda, a ben vedere, c’è anche altro. Nella delibera comunale in cui sì da il via ai lavori dell’orto botanico di Anzio, c’è la specifica delle spese: appalto, allacci utenze, sicurezza, tasse, scartoffie varie e la somma di tutte queste spese arriva ai famosi 650.000 euro erogati dalla regione Lazio, ma come è facile intuire, un Orto Botanico non è un giardinetto pubblico, qualcosa che si possa gestire con un paio di potature l’anno, una simpatica architettura di fiori stagionali ed un’irrigazione a tempo. Eppure non v’è traccia alcuna nelle limitate fonti consultabili di chi deve gestire l’Orto botanico, di chi deve fare sorveglianza notturna, non si parla di biologi, né di giardinieri, di nessuna eventuale collaborazione con un’università: niente di niente! A ben pensarci, se vogliamo, 650.000 euro sono certamente pochi per mettere su un Orto Botanico ben fatto, ma sono una cifra spropositata per realizzarne uno come quello di Anzio. Probabilmente dunque i fondi della regione andavano integrati con altri del comune, si doveva fare un piano d’amministrazione e controllo, o più semplicemente collaborare con un’università, coinvolgere i numerosissimi vivai della zona, le aziende di produzione biologica, le erboristerie, le scuole. Non abbiamo perso solo soldi, ma anche un’occasione vera di valorizzazione del territorio. Fermi davanti ad evidenti difficoltà di questo tipo, quel poco che è stato fatto è andato in rovina e abbandonato. Quando poi miracolosamente arrivano altri fondi, non si pensa a riprendere il progetto ambizioso, ma si pensa ad ampliare lo scempio, includendo un’area che se possibile, bisogna di ben altri fondi per essere fruibile da chiunque, in altre parole quella antistante le grotte. Non occorre essere tecnici per capire, infatti, che prima di aprire questa zona al pubblico è necessario mettere in sicurezza le grotte ed il costone che le sovrasta, sbancare i pendii, delimitare l’affacciata superiore con cancelli solidi e reti di contenimento. Queste sono solo supposizioni, ovviamente, scaturite da anni di domande cui è impossibile dare risposte certe finché non si risalga tramite gli atti in archivio ad una ricostruzione in parte plausibile di dove siano finiti quasi un milione di euro e di come i sindaci che si sono susseguiti in 10 anni intendevano gestire un bene pubblico impegnativo come un Orto Botanico. L’ultima domanda che sorge spontanea la lasciamo a conclusione di questo breve resoconto: “Recatici in loco per filmare questa meraviglia di opera pubblica ci siamo trovati davanti ad un miracolo all’italiana: una squadretta di operai ha ripreso i lavori dell’”ampliamento dell’orto botanico”. Ritornati due giorni dopo per assicurarci che non era stato un miraggio siamo rimasti stupiti anche del notevole avanzamento dei lavori avvenuto in poche ore dopo anni di abbandono. Non abbiamo voluto disturbare gli operai, né metterli in difficoltà con il capocantiere, eppure ci hanno fornito un’importante notizia: il cartello dei lavori pubblici è volato via sull’Ardeatina a causa del vento: Vento d’elezioni, o Vento di cambiamento nelle Giunte regionali e comunali? Ai posteri l’ardua sentenza.